mercoledì 26 maggio 2010
GREEN ECONOMY=PROGETTO MAFALDA?...NO GRAZIE...
sabato 1 maggio 2010
Buon Lavoro!
Proprio oggi vogliamo rivolgere il nostro pensiero ad una particolare categoria di lavoratori, tutti gli ex dipendenti della SMI, esprimendo loro la nostra solidarietà per la condizione poco bella in cui si trovano a vivere di questi tempi. Tale condizione è legata, ricordiamo, alla costruzione della centrale a biomasse: questa avrebbe dovuto sorgere sullo stesso sito degli stabilimenti dismessi; molto probabilmente la fine dell’ attività di questi ultimi serviva a far spazio alla centrale, ma non potremo mai affermarlo con certezza; sicuramente, invece, il passaggio dalla Smi alla biomasse avrebbe avuto lo stesso effetto per i lavoratori: lasciarli a casa.
Dopo la sentenza del Tar Molise, che ha accettato i ricorsi presentati per ostacolare la costruzione della centrale annullando alcune delibere comunali, vorremmo festeggiare un’ altra vittoria e cioè la risoluzione dei problemi di questi lavoratori. Sappiamo che nessuno è dotato di bacchetta magica e potrà cambiare le cose da un giorno all’altro, ma ci auspichiamo che si giunga presto ad una soluzione, magari una ripresa delle attività lavorative con nuovi proprietari che rilevino gli stabilimenti ora fermi.
venerdì 9 aprile 2010
Abbiamo vinto tutti!
Con il ricorso n. 128/2009, viene impugnata la delibera del Consiglio Comunale di Mafalda n. 15/2008, già impugnata con il precedente ricorso n. 24/2009. In proposito, va detto che la detta delibera consiliare è un atto che si limita ad approvare uno schema di convenzione, recante impegni generici, privi di effetti giuridici significativi. Invero, l’oggetto della convenzione viene enunciato in modo confuso e incerto, laddove si afferma che la convenzione "…regola la concessione data dal Comune a favore della società per la realizzazione di una Centrale termoelettrica". Non è chiaro cosa conceda il Comune alla società, né cosa la società corrisponda in cambio al Comune. Si tratta, dunque, di una delibera che non soltanto non influenza in alcun modo il procedimento di autorizzazione unica dell’impianto, ma neppure impegna realmente l’Amministrazione comunale verso obblighi giuridici veri e propri.
Quanto al merito del ricorso n. 128/2009, la delibera di C.C. 25/2008 – con esso impugnata – evidentemente introduce una variante sostanziale delle Norme tecniche di attuazione della zona D del Piano di insediamenti produttivi del Comune di Mafalda, e lo fa dissimulandola dietro la forma dell’interpretazione autentica. La disposizione di cui alla pagina 8 delle N.t.a. della zona D fissa in metri otto il limite massimo di altezza dei fabbricati nell’area artigianale, eccettuando dal limite quelle strutture che, avendo carattere prominente, non fanno parte della sagoma del fabbricato, ma si aggiungono ad esso, come silos, ciminiere, torri e similari volumi tecnici. Invero, consentire, con una forzata interpretazione autentica delle N.t.a., di far rientrare nel novero delle "eccezioni", cioè delle deroghe ai limiti di altezza, una struttura, quale quella del progettato impianto a biomasse, che non è una pertinenza, né un volume tecnico, ma un fabbricato che supera di gran lunga gli otto metri di altezza (50 metri il camino, 40 metri la copertura caldaia, 31 metri l’edificio), significa modificare sostanzialmente le N.t.a. della zona D del P.i.p., destinata ad artigianato e piccola industria. Ciò, peraltro, avviene con un procedimento di variante urbanistica irrituale, dunque illegittimo, perché in palese contrasto con la normativa urbanistica.
Anche il ricorso n. 121 del 2009 è ammissibile, sotto il profilo della legittimazione e dell’interesse a ricorrere. Viene con esso impugnato da Codacons, ma anche dal sig. Simigliani Ezio, titolare di un’attività commerciale ubicata a 500 metri dall’area dell’intervento progettato, l’atto regionale di autorizzazione unica al menzionato impianto di produzione di energia. A voler escludere l’associazione consumeristica dalla legittimazione attiva, non si può fare lo stesso per il privato vicino, che ha un interesse personale, concreto e attuale a impedire, con il rimedio giurisdizionale, che su un’area prossima a quella delle sue attività sorga una Centrale termoelettrica, che produce emissioni e rifiuti potenzialmente nocivi e le cui strutture hanno caratteristiche edilizie non conformi a quelle della zona omogenea D del Piano di insediamenti produttivi del Comune di Mafalda.
Le doglianze del ricorso n. 121/2009 sono molteplici: 1) incompatibilità e mancata astensione nel procedimento amministrativo della persona che all’epoca rivestiva la carica di Sindaco del Comune, in asserita posizione di conflitto di interessi potenziale; 2) violazione della normativa in materia di valutazione preventiva di impatto ambientale, con riguardo alle emissioni dell’impianto autorizzato, alla produzione di rifiuti, al rischio sismico e al rischio di esondazione del fiume che scorre in prossimità dell’area di intervento; 3) violazione del vincolo paesaggistico della zona; 4) violazione della disciplina urbanistica.
Si osserva che la Commissione tecnica di verifica per la v.i.a. e la v.a.s., che siede presso il Ministero dell’ambiente, con un parere reso in sede di procedimento di verificazione ha espresso obiettive perplessità in ordine alla mancata sottoposizione del progetto alla valutazione di impatto ambientale, anche in considerazione delle lacune nell’ informazione di dettaglio del progetto medesimo. Tali lacune evidenziano quantomeno una carenza istruttoria nell’attività della Conferenza di servizi e quindi dell’impugnato procedimento autorizzatorio. Ciò è confermato dal fatto che, con la nota prot. n. 8010969 datata 24.10.2008, la stessa Regione Molise, pur affermando che l’impianto non rientra tra gli interventi per i quali sia prevista la valutazione di impatto ambientale, aggiunge di non escludere che la v.i.a. sia necessaria per l’impianto di depurazione di acque reflue, previsto in progettazione. Il problema non sembra risolto dalla comunicazione comunale di assenso ad accogliere nel depuratore comunale della zona P.i.p. i reflui provenienti dal costruendo impianto, di guisa che tanta incertezza - in una questione delicata e sensibile quale è quella dell’impatto ambientale degli scarichi della Centrale termoelettrica – aggravata dall’atteggiamento dubitativo della Regione, denota eccessiva perplessità nell’ agire amministrativo.
La stessa società proponente, invero, non fa molto per mettere le Amministrazioni decidenti nella condizione di adottare le decisioni di competenza, con la consapevolezza e la pienezza delle informazioni necessarie. Il progetto proposto, invero, fa riferimento a una produzione di potenza pari a 49.9 MW, sennonché il riferimento alla potenza prodotta non è preciso, né univoco in tutti gli atti della progettazione, la qual cosa lascia intravedere il malcelato intento della società proponente di sottrarsi deliberatamente alla v.i.a., ben sapendo che è soggetto alla procedura di v.i.a. ogni impianto di produzione di energia elettrica con potenza termica superiore a 50 MW.
Altro aspetto incerto e perplesso, ai fini della valutazione di impatto ambientale, è quello che riguarda la produzione e lo smaltimento dei rifiuti. Tra le biomasse utilizzate come combustibili sono comprese le vinacce, per le quali sarebbe previsto un trattamento preliminare di disalcolazione e – considerato che l’impianto non è inserito progettualmente all’interno di un ciclo produttivo di vinificazione o distillazione del quale le vinacce sarebbero un sottoprodotto – essa è una scelta poco plausibile, poco trasparente e di scarsa garanzia, se si ha riguardo all’imprescindibile esigenza della salvaguardia ambientale.
Le due perizie tecniche versate in atti dal ricorrente Simigliani (datata 13.3.2009) e dalla controinteressata Dafin s.p.a. (datata 19.2.2010) giungono a conclusioni diverse, per quel che riguarda la verifica della compatibilità delle quote, nonché delle distanze tra la sponda del fiume Trigno, il bosco e l’area dell’intervento. Anche su tali aspetti, invero, la Conferena di servizi non pare essersi soffermata a sufficienza e le stesse note dell’Autorità di bacino datate 20.1.2009 nn. 429 e 446, con le quali si attesta che la Centrale elettrica non ricade all’interno di aree a pericolosità idrogeologica, non affrontano le questioni più critiche e dubbie in modo esplicito e diretto, denotando ancora carenze istruttorie e di motivazione.
Quanto alla valutazione di incidenza naturalistica, il Collegio ritiene che la motivazione di essa sia laconica, persino tautologica e, pertanto, insufficiente, nella parte in cui, con la determina n. 203 del 12.12.2008, la Regione Molise – Servizio Conservazione natura e v.i.a. – esclude la necessità di una valutazione di incidenza, sul mero presupposto (del tutto indimostrato) che l’impianto non abbia effetti significativi sull’habitat naturale.
Se i profili di impatto ambientale e di incidenza naturalistica denotano incertezze, incompletezze di istruttoria, carenze di motivazione (che pure sono sintomi di un eccesso di potere che vizia la legittimità degli atti), i profili edilizi e urbanistici della vicenda pongono in luce più evidenti violazioni della disciplina di settore.
Al parere edilizio favorevole - rilasciato dal responsabile del servizio tecnico del comune di Mafalda in data 15.12.2008 - fa difetto una motivazione congrua e precisa in ordine al rispetto delle discipline in materia anti-sismica e di conservazione paesaggistica. Tale carenza di motivazione si riverbera in un vizio di legittimità del parere e, conseguentemente, dell’autorizzazione unica, nella parte in cui assevera (o dovrebbe asseverare) la conformità sismica e paesaggistica dell’intervento.
E’ peraltro assai anomalo che il Consiglio Comunale di Mafalda, con la delibera n. 25 del 26.11.2008, abbia disposto che l’ufficio tecnico comunale rilasci un parere favorevole sull’insediamento. Si tratta evidentemente di un’indebita ingerenza dell’organo di indirizzo politico nel campo di attribuzioni dell’ufficio tecnico, che viola la normativa sulla separazione tra atti di indirizzo e atti di gestione amministrativa.
Infine, la forzatura interpretativa delle N.t.a. della zona D - che induce all’annullamento della delibera C.C. n. 25/2008 - ha, come ulteriore conseguenza, quella di travolgere il parere di conformità edilizia e urbanistica dell’ufficio tecnico comunale, tutto basato sulla detta forzatura interpretativa. Di rimbalzo, essa travolge l’autorizzazione unica regionale che sussume – nel procedimento della Conferenza di servizi – il detto parere edilizio e urbanistico favorevole.
In conclusione, i ricorsi nn. 121/2009, 128/2009 e 169/2009 sono ammissibili e meritevoli di accoglimento.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise, definitivamente pronunciando sui ricorsi in epigrafe, accoglie i ricorsi nn. 121/2009, 128/2009 e 169/2009 e, per l’effetto, annulla i provvedimenti con essi impugnati e precisamente: 1) la delibera di Consiglio Comunale n. 25 del 26.11.2008; 2) la determina dirigenziale n. 4 del 22.1.2009, con la quale la Regione Molise – Direzione Generale II – Servizio Energia ha rilasciato in favore della società Dafin l’autorizzazione unica per la realizzazione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica a vapore, funzionante a biomassa, nella zona industriale P.i.p. del Comune di Mafalda; 3) la nota del 12.12.2008 prot. n. 11322 del Servizio Conservazione natura e v.i.a. della Regione Molise e l’allegata determina dirigenziale n. 203 del 12.12.2008 contenente la valutazione di incidenza naturalistica; 4) il parere urbanistico favorevole espresso dal Comune di Mafalda in data 15.12.2008; 5) il verbale finale della Conferenza di servizi del 16.12.2008; 6) le note dell’Autorità di bacino datate 20.1.2009 nn. 429 e 446, con le quali si attesta che la Centrale elettrica non ricade all’interno di aree a pericolosità idrogeologica.
Dopo mesi di dure battaglie, il pericolo biomasse dovrebbe essere definitivamente scongiurato. Aspettiamo, comunque, prima di porre la parola fine su questa triste vicenda.
giovedì 25 marzo 2010
Niente di nuovo...
I Giovani Mafaldesi non potevano di certo mancare, anche perchè le speranze erano forti e si iniziava a respirare aria di conclusione. Invece no! Usciamo dall'aula con le nostre aspettative decisamente ridimensionate perchè il giudice non si pronuncerà prima di 30-60 giorni. Insomma, l'attesa è ancora lunga. Si potrebbe dire: "Niente di nuovo"!
Passando alla cronaca dei fatti, le speranze di poter mettere la parola fine a questa vicenda si percepivano da subito entrando nella sede del TAR di Campobasso. Infatti in molti vi si sono recati per assistere all'udienza: alcuni membri dell'amministrazione comunale, rappresentanti delle varie associazioni locali e altri cittadini mafaldesi interessati allo svolgimento dei fatti. Niente rappresentanti mafaldesi, invece, per i sostenitori del Progetto Mafalda, ma solo alcuni membri della Dafin.
Davanti al giudice, gli avvocati del comune di Mafalda e l'avvocato dell'associazione "Mafalda Viva" Boschetti, hanno esposto e argomentato tutte le lacune (specialmente la mancanza della Valutazione di Impatto Ambientale) e i punti oscuri che tutti conosciamo e che vi abbiamo descritto ampiamente nel corso dei mesi riguardo al Progetto Mafalda. Tutto questo dovrebbe costituire punti a favore delle parti ricorrenti e di conseguenza portare all'accoglimento dei ricorsi. E' stata poi la volta dei legali della Dafin che hanno messo in campo le loro motivazioni, puntando soprattutto sulla presunta illegittimità di alcuni dei quattro ricorsi che sarebbero stati presentati al di fuori dei termini utili e sostenendo che il progetto da loro difeso non sarebbe assoggettabile a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale).
Al termine di questa breve discussione, il tutto è stato messo agli atti e, come già detto, si è venuto a delineare un nuovo termine di scadenza che andrà dai 30 ai 60 giorni per l'emissione della sentenza. Per concludere, gli sviluppi dell'intera faccenda sono stati minimi se non inesistenti e di conseguenza tutto è rimasto immutato.
Come al solito, continueremo a tenervi informati...
mercoledì 10 marzo 2010
Un'Informazione Chiara???
Queste bellissime parole potremmo averle scritte noi Giovani Mafaldesi nel post e sui volantini con i quali ci siamo presentati a voi, cari lettori ma invece sono riprese dall’articolo di presentazione del direttore di Mente Locale. Ed allora ci viene un dubbio…
Nel secondo numero del giornalino fatto dalla nostra controparte, quei giovani che sono a favore della centrale, c’è un’intervista al dott. Stefano Corradi responsabile dell'ambiente di Varese Ligure, un comune che ha presentato qualcosa di simile al Progetto Mafalda, il Progetto Varese. Ma siamo sicuri che sia proprio così? La risposta è no!!! Nel comune ligure l’energia viene prodotta attraverso un impianto eolico e non è stata mai prevista la costruzione di una centrale a biomasse delle dimensioni di quella che avevano in mente la Dafin e la vecchia amministrazione per Mafalda. Tutto ciò però è incredibilmente omesso nell’articolo, che vuole far passare i mafaldesi per ingenui e retrogradi ancora una volta.
Ora, questa vi pare un’informazione autentica, reale e priva di strumentalizzazioni?
mercoledì 27 gennaio 2010
Ancora un rinvio
venerdì 11 dicembre 2009
Ancora Progetto Mafalda?!? E basta!!!
E' proprio su quest'ultimo, neonato, giornalino che vogliamo fare qualche riflessione, anche perché è fatto, in maggioranza, da giovani come noi.
Iniziamo la lettura e scopriamo che l'intento degli autori è informare. Condividiamo appieno il concetto espresso, in quanto anche il nostro scopo è sempre stato quello di informarci ed informare. La nostra pretesa però è minore: mentre noi cerchiamo di capire se ci sono e quali sono i pericoli della costruzione (per fortuna ormai quasi scongiurata) di una enorme centrale a biomasse, loro ci daranno un'informazione autentica e reale (i corsivi sono parole prese dal giornale). Ma come?! Noi siamo di parte in quanto "amici e parenti" dell'opposizione di allora, mentre loro, che fanno riflessioni oggettive, si firmano con cognomi molto famigliari, per di più dalle colonne di un giornale legato ad un partito: sarebbe questa l'informazione oggettiva???
Andando avanti ci imbattiamo nell'ennesimo panegirico sul Progetto Mafalda. La cosa inizia a stancarci, ma non ci stupisce. Il Progetto sarebbe stato una risposta alla crisi economica - dice il signor Molino - ed alla perdita del posto di lavoro (a proposito, non una sola parola è stata spesa sulla drammatica situazione dei lavoratori della SMI; e ricordiamo che i capannoni della SMI sorgono proprio dove si sarebbe dovuta costruire la centrale - ma tu guarda che coincidenza!!!). Molto probabilmente i fautori del nefasto progetto hanno guardato troppo avanti, così tanto da non accorgersi del madornale errore che stavano commettendo; e non hanno ancora capito, tant'è che il povero Molino continua ad interrogarsi sui motivi che hanno portato alla disfatta elettorale e, forse, questo dubbio amletico non lo fa dormire la notte.
Ma la cosa più clamorosa la leggiamo nell' articolo "Energie Compatibili", dove ci viene detto che una centrale a biomasse migliora la qualità dell'aria che respiriamo!!!!!
Il problema è il solito, cioè che la maggioranza dei mafaldesi non ha capito, i cittadini hanno scelto di continuare ad essere retrogradi e conservatori, facendo prevalere pregiudizi ed egoismi personali. Per fortuna che ci viene spiegato il significato del termine democrazia: potere del popolo. Cioè potere degli elettori di scegliere i propri rappresentanti sulla base dei programmi presentati. E poiché il significato delle parole dovrebbe essere oggettivo ma a volta non lo è noi Giovani Mafaldesi aggiungiamo che quando uno soltanto o pochi decidono per tutti e contro il loro volere non siamo in un sistema di democrazia bensì di tirannia (perdirla come gli antici) o di dittatura (per dirla come i moderni)...e sappiamo tutti che fine fanno le dittature: vengono rovesciate dai popoli esasperati.
Infine, il giornale fa un velato riferimento al nostro blog (quando si dice che qualcuno trova una certa soddisfazione nello scrivere nascondendosi volutamente dietro l'anonimato), che ci fa piacere in quanto significa che i giovani collaboratori del periodico leggono il blog e le nostre opinioni. Saremo anche "anonimi" nel senso che non firmiamo con i nome e cognome ma, in un paese piccolo come il nostro, in cui tutti si conoscono, scrivere il nome o il soprannome è come firmarsi e quindi non cambia niente; inoltre noi, già da tempo "smascherati", non abbiamo avuto paura né di dire cosa pensiamo con parole crude e non con giri di parole come si fa su un giornale, né tantomeno di mostrare il nostro volto e la nostra persona quando ce n'è stato bisogno, cosa che non tutti (vedi l'ex sindaco) hanno avuto il coraggio di fare.
E allora ben venga il confronto! E' dalla nostra nascita che auspichiamo un confronto vero e serio su una tematica importante come il Progetto Mafalda; e non siamo stati di certo noi ad incarnare l'anticomunicazione, a sottrarci al confronto diretto con gran parte della cittadinanza riunita in palestra.........
giovedì 22 ottobre 2009
2 - 0 per noi
Come leggiamo dal Quotidiano del Molise, "il Tribunale amministrativo ha decretato la necessità della Valutazione di impatto ambientale perché l’impianto (la centrale a biomasse) abbia il via libera. A sancirlo il ministero dell’Ambiente,interpellato dal Tar dopo la precedente udienza di aprile, quando non era concessa la sospensiva, ma si chiedeva ulteriore documentazione per esprimere un parere". Un fatto importante, questo, per gli avvocati delle parti ricorrenti che - leggiamo ancora - "sono fiduciosi per un esito favorevole ai loro assistiti, poiché la necessità della Valutazione di impatto significherebbe che l’iter finora seguito dalla Dafin, vale a dire l’autorizzazione unica della Regione, è nullo. Bisognerebbe ripartire in sostanza da zero, fornendo al ministero tutta la documentazione richiesta e attendere l’iter procedurale per ottenere la Via, notoriamente più complessa".
Il TAR ha fissato la prossima udienza per il 27 gennaio 2010.
Dunque i ricorrenti, Mafalda Viva, i Giovani Mafaldesi e tutti coloro che si sono sempre fermamente opposti al Progetto Mafalda iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel dell' incubo biomasse. E mentre ci godiamo il secondo punto, dopo la sconfitta elettorale del Progetto, a nostro favore continuiamo ad essere vigili...fino alla vittoria!
sabato 17 ottobre 2009
Aspettando...
Noi Giovani Mafaldesi speriamo, fiduciosi, che la sentenza sia favorevole alle parti ricorrenti, in modo da essere più vicini alla fine dell' incubo-biomassa.
venerdì 18 settembre 2009
Un pò di chiarezza...
lunedì 27 luglio 2009
I primi passi.
Aurelia, senza girarci troppo intorno: che situazione avete trovato riguardo alla costruzione della centrale?
E' una situazione davvero difficile e intricata!
Allora andiamo con ordine. L' ex sindaco disse in palestra, davanti a tutti, che le elezioni del 6 e 7 giugno sarebbero state il referendum sul "Progetto Mafalda" e che avrebbe bloccato la sua realizzazione in attesa del responso delle urne; ha fatto tutto ciò?
Assolutamente no! Egli ha portato avanti tutto ciò che poteva e doveva esser fatto per la costruzione della centrale, come ad esempio la delibera 30/04/09 sulla variazione del programma di fabbricazione per la zona PIP, approvata quando erano già state presentate le lste per le elezioni.
Quindi quali sono state le prime mosse della nuova amministrazione?
Direi che le possiamo riassumere nei punti 8, 9 e 10 presenti all' ordine del giorno del primo consiglio comunale del 16 luglio.
Innanzitutto abbiamo sbloccato i 5000 euro accantonati in favore della commissione tecnico-scientifica che avrebbe dovuto "vigilare" sull' operato della centrale; commissione che, vi ricordo, avrebbe avuto solo la facoltà di esprimere pareri non vincolanti e alla quale non avevano aderito 4 dei 9 membri designati.
Poi siamo intervenuti sulla delibera approvata il 30 aprile scorso la quale variava il programma di fabbricazione per la zona PIP (la zona industriale, praticamente): tale variazione permetteva l' elevazione di qualsiasi fabbricato fino a 50 metri di altezza, la stessa delle ciminiere della centrale. Inoltre questa delibera aveva cancellato il divieto di insediamento delle cosiddette "industrie insalubri" nella stessa zona PIP.
Tutto ciò è stato propedeutico al punto 10 all' ordine del giorno del consiglio comunale. Ci accingiamo a chiedere alla Regione il riesame del Provvedimento di autorizzazione per la realizzazione degli impianti della Dafin: ci teniamo a sottolineare il cambiamento della volontà popolare e, quindi, politica di Mafalda riguardo alla centrale.
E il vostro prossimo passo quale sarà?
Abbiamo in programma un incontro con le autorità regionali nel quale faremo loro presente le nostre ragioni, consegnando la delibera sul riesame di cui parlavo prima.
In paese però si dice che la centrale si farà lo stesso. Anzi, che i lavori sono già iniziati...
Anzitutto dobbiamo guardare le fonti da cui provengono notizie di questo genere; vi assicuro che non sono fondate: per il momento c' è un semplice cartello di inizio lavori, messo lì soltanto perché altrimenti la concessione edilizia sarebbe scaduta. In sostanza è un atto dovuto. E, aggiungo, una provocazione. Ma non ci spaventa e non fermerà il nostro deciso proposito di bloccare il "Progetto Mafalda", che non è portatore di sviluppo "condiviso" (come alcuni sostengono e come ho letto nel volantino "Goodbye sviluppo"), ma portatore di interessi di pochi a scapito della nostra salute, del nostro territorio e dei lavoratori della Smi.
Allora cosa dici a chi, nonostante tutto, continua a sostenere il progetto?
Intanto non credo che siano degli sciocchi, però vorrei dire loro di informarsi realmente e concretamente riguardo ai pro (ammesso che ce ne siano) ed ai contro legati alla costruzione di una centrale a biomasse di una simile dimensione.
In conclusione, cosa vuoi dire ai mafaldesi? La centrale s' ha da fare?
Io e l' Amministrazione comunale siamo più che ottimisti di vincere questa battaglia perché abbiamo mezzi efficaci. La centrale non si farà soprattutto grazie alla volontà e all' aiuto dei mafaldesi.
lunedì 20 luglio 2009
Senza pudore
I sostenitori del Progetto Mafalda hanno tirato fuori un volantino dal titolo "Mafalda: goodbye sviluppo". Siamo alle solite. E' un discorso pieno di tante parole già sentite, in cui l' accento viene posto sulla grandezza del Progetto ("al quale da diverse parti d' Italia si è guardato con interesse perché unico nel suo genere"), sui tanti posti di lavoro che esso avrebbe offerto al nostro paese, sul turismo, generale e scientifico, che ne sarebbe conseguito, sulle energie rinnovabili...peccato che in sede di attuazione concreta di detto progetto non si sia sentita nominare altra forma di enegia che quella prodotta dalla famigerata centrale a biomasse; nessuno di noi ha visto un progetto o ha sentito di imprese interessate a produrre energia eolica o solare a Mafalda, nessuno ha potuto sapere quale università avrebbe stabilito da noi un centro di ricerche. Ancora, si parla di royalties,"un milione e mezzo di euro l' anno per la durata di 20 anni", oro colato che la Dafin avrebbe versato nelle casse del comune; ma perché nessuno dice che i primi soldi tirati fuori dalla Dafin rappresentavano l' indennizzo che l' azienda doveva per legge al comune per ripagarlo dell' impatto ambientale negativo, una autorizzazione bella e buona ad inquinare il nostro paese? Ennesima dimostrazione che dietro al Progetto Mafalda c' erano soltanto dei loschi interessi da realizzare sulle spalle dei Mafaldesi.
Poi l' anonimo autore del volantino apologetico diventa un teorico sui mali atavici del Mezzogiorno e ci insegna che "lo sviluppo nasce sempre da un impulso che viene dall' alto ma per poter essere attuato ha bisogno di essere accettato dalla base, perché lo sviluppo non può essere imposto, deve essere condiviso". Ci sembra di aver già sentito queste parole...ma sì, le disse proprio lui, l' ex sindaco: "Questo è un argomento da referendum perché questo va a cambiare i connotati del paese e richiede la massima coesione della cittadinanza".
Non è uno scherzo, cari lettori, qua si cerca ancora di prenderci in giro! E in questo quadro ben si inserisce il grande ritorno sulle scene del sovrano spodestato che cerca in tutti i modi di tornare al suo posto, Nicola Valentini. Egli mette su una bella recita nella quale senza alcun pudore insegna ai suoi cosa siano gli ideali e la morale; talvolta agnellino, molte altre signorotto dai toni minacciosi, sbraita contro chi non l' ha rieletto (ops, scusate: il candidato sindaco non era lui!), apostrofa come ottusi e sciocchi la maggioranza dei mafaldesi che non la pensa come lui, si autoelogia. Poi si traveste da Nostradamus e profetizza: "Il comune fallirà!". Ne siamo certi: se il comune dovesse fallire sarà tutto merito suo! (Notate bene: merito, e non colpa, perché per lui - quello che si è disfatto del fardello di essere sindaco, quello che adesso è libero - sarebbe un grande merito...)
Ma l' impressione è che siamo alle comiche finali.
"La riflessione più triste riguardo questa vicenda è che nonostante qualcuno ci abbia provato con coraggio, non si può pretendere di mettere il motore di una Ferrari in una Cinquecento": così termina il volantino. La riflessione più triste riguardo questa vicenda è che nonostante qualcuno abbia provato a speculare sulla nostra pelle, c' è ancora gente che non vuole capirlo.
E allora, da giovani, ci rivolgiamo ai giovani che ieri sera hanno preso la parola e a tutti quelli che erano presenti.Si parlava di confronto, avete parlato di confronto, dite di volere il confronto: ebbene, questo confronto dov' è? Sono ormai più di 6 mesi che lo cerchiamo, ci vedete tutti i giorni, ma ci sfuggite, quasi fossimo degli appestati. Avete detto che con il Progetto Mafalda avreste portato il paese 30 anni avanti, mentre il voto lo ha riportato 30 anni indietro; questo non ci pare un bel modo di cominciare. Siamo giovani, non ricalchiamo il vecchio modo arrogante di far politica che la nostra Mafalda si porta dietro da sempre. C'è bisogno di tutti per cambiare le cose...
venerdì 26 giugno 2009
Note dal primo consiglio comunale
Scusi Sindaco uscente, ma noi Giovani Mafaldesi sinceramente crediamo che questo termine sia indebitamente adoperato, sia veramente troppo dura da digerire la parola lealtà, una ulteriore presa in giro per tutti i Mafaldesi, trovatisi come sempre non di fronte alla verità ma dinanzi alle tante menzogne che purtroppo hanno calcato questi ultimi mesi...altro che onestà e lealtà! E ieri sera se ne avuta nuovamente la conferma.
Come puntualmente ribadito dal Sindaco Riccioni, l’amministrazione uscente promise che il 6 e il 7 giugno Mafalda, tramite i suoi elettori, avrebbe avuto la possibilità di scegliere il suo futuro (dopo che il referendum popolare non era stato voluto dallo stesso Valentini), votando per Di Iulio e sostenendo così il famoso progetto dell’inceneritore, oppure votando la lista Insieme per Mafalda capeggiata da Egidio Riccioni rifiutando così una volta per tutte questo pazzesco progetto.Ebbene, come era ormai prevedibile, il Sindaco uscente insieme alla sua giunta, tutto ha fatto tranne che far scegliere ai cittadini di Mafalda la sua sorte. L’amministrazione uscente ha messo Mafalda davanti al fatto compiuto.
Per questo, caro consigliere dimissionario Valentini, caro dimissionario N.Masciulli, caro dimissionario A.Fabrizio, caro dimissionario P. Massimi, caro amico Paolo, abbiate la dignità di non parlare di lealtà e di non difendere quelle parole e quei comportamenti, perché fanno male a Mafalda e a tutti i Mafaldesi. In aggiunta, noi Giovani Mafaldesi vogliamo richiamare l’attenzione di Valentini dicendo che poteva, nei mesi scorsi, prendere inchiostro e calamaio e avere l’onere di rispondere alle tante lettere, ben più importanti, scritte dai giovani del suo amato paese, invece di quella singolare delle sue dimissioni.
Continuiamo riprendendo le parole del neo sindaco Egidio Riccioni, che, rammaricato, presenta la situazione che sta investendo Mafalda: “Per la nuova giunta è un momento difficile, stavano cercando di far entrare Mafalda in un vicolo cieco da cui si rischia di non poter uscire”. Egli poi parla di accelerazioni incredibili nell’iter procedurale e dei soldi volutamente ed incautamente spesi dall’amministrazione uscente per mettere in difficoltà Mafalda, e al contrario avvantaggiare Dafin e queste persone che si nascondono dietro una fiduciaria. Riccioni comunque è convinto che insieme alla sua squadra, riuscirà a fermare l’Inceneritore grazie anche alla consulenza di tutti i possibili esperti e al lavoro del pool di avvocati. Ribadisce che l’ulteriore accredito fatto dalla Dafin sarà accantonato e tutti i proventi non saranno nel modo più assoluto toccati perché ci sono cause in corso e perché Mafalda ha detto con forza NO alla centrale a biomasse in contrada Pianette. Invita tutta la cittadinanza a seguire gli sviluppi della vicenda, ad informarsi su tutti i particolari, facendo un augurio a tutti e prendendosi la responsabilità di rispettare Mafalda e le decisioni democratiche di tutti i Mafaldesi.
Brevi e interessanti anche gli interventi dei consiglieri e assessori, in modo particolare dell’assessore rosa Aurelia Spatocco che risponde per le rime ad uno stravagante Molino, seguito poi da Montano, i quali chiedono alla nuova amministrazione di portare avanti il “Progetto Mafalda”. Spatocco risponde affermando che Mafalda ha scelto il suo programma e che la nuova Amministrazione combatterà con tutte le sue forze per FERMARE L ’INCENERITORE.
Questo il riassunto della serata del primo insediamento: a noi Giovani Mafaldesi preme ribadire il comportamento scorretto dell’amministrazione uscente e fare il nostro sincero in bocca al lupo al lavoro della nuova squadra amministrativa che ci appoggerà per FERMARE L’INCENERITORE. Questo è l’obiettivo nostro e della stramaggioranza di Mafalda e con questo ideale proseguiremo la nostra lotta per fermare la centrale a biomasse, nonché la distilleria.
MAFALDA HA AVUTO UNA REAZIONE FORTE E CONTINUERA’ AD APPOGGIARE LA NOSTRA CAUSA, siamo certi e combatteremo con, ed eventualmente anche contro, la nuova amministrazione per far valere la volontà popolare. SIA CHIARO!!!
lunedì 8 giugno 2009
Cronaca di una morte annunciata: bye bye, centrale!
E' un grande risultato, per noi Giovani Mafaldesi, per tutti i mafaldesi e anche per i nostri amici dei paesi vicini.
E' un grande risultato, ma il pericolo centrale non è definitivamente scongiurato...
L' impegno dei Giovani Mafaldesi continua anche con la nuova amministrazione Riccioni (a cui vanno i nostri auguri perché faccia bene; auguri che facciamo anche al nostro amico Paolo perché la sua sia un' opposizione costruttiva); noi continueremo a vigilare sulle sorti del "Progetto Mafalda" e a fornirvi contributi sull' argomento biomasse.
sabato 6 giugno 2009
L' ennesima prova.
Vi diamo, allora, l' ennesima prova della validità delle nostre tesi, cioè della pericolosità delle centrali a biomasse. La speranza è, ancora una volta, quella di svegliare le coscienze di tutti.
Come nasce l’esigenza della costruzione di una centrale termoelettrica a biomasse?
Quali combustibili utilizza? Quali conseguenze comporta per l’ambiente e l’uomo?
Ne ha parlato il prof. Gianni Tamino, biologo membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie.
Nel suo intervento ha più volte fatto riferimento al CIP6 e certificati verdi: può spiegarci in cosa consistono?
«Il CIP6 è un provvedimento con cui si incentiva l’energia prodotta da fonti rinnovabili e assimilate, consentendo di immetterla nella rete elettrica nazionale a un prezzo superiore al normale valore del mercato. Tali incentivi vengono addebitati sulla bolletta dei consumatori.
Le prime leggi per incentivare le forme rinnovabili vennero emanate nel 1991. Oggi l’energia elettrica da fonti rinnovabili viene pagata fino a 4 o 5 volte il suo valore. Al momento dell’approvazione del decreto vennero aggiunte le cosiddette “fonti assimilate” che oggi portano via la fetta più grossa di tutti gli incentivi.
Le principali sono le code di raffinazione del petrolio: in pratica un rifiuto tra i più inquinanti viene spacciato come rinnovabile e pagato un sacco di soldi. Un’altra fonte assimilata è l’energia elettrica prodotta dagli inceneritori: questo ha determinato l'aumento della produzione di rifiuti, motivo per il quale l’Italia è stata richiamata dall’Unione Europea.
Oggi ai CIP6 si sono affiancati i certificati bianchi e i certificati verdi, di cui tutti i nuovi impianti possono usufruire. I primi premiano il risparmio energetico e l’efficienza, i secondi riguardano le fonti rinnovabili, i rifiuti e le biomasse.
Per rinnovabili si intendono quelle fonti di energia utilizzate nel tempo e nello spazio in cui sono prodotte. Tenendo presente questa definizione, le centrali a biomasse a cui sono attribuiti certificati verdi utilizzano materie prime che non possono essere prodotte nella zona. Lo confermano differenti studi condotti dai prof. Giampietro, Ulgiati, Paletti, Pimmentel che arrivano alla stessa conclusione: in Italia per produrre il 10% di energia da biomasse avremmo bisogno di tre volte la superficie agricola nazionale.
La sostenibilità si ha quando il bilancio energetico è positivo, la risorsa si riproduce nel tempo di utilizzo e il bilancio dell’anidride carbonica (CO2) è quantomeno in pareggio».
Tutti i documenti delle centrali a biomasse sostengono che le emissioni di anidride carbonica (CO2) è pari a zero perché la quantità emessa durante la combustione è pari a quella assorbita dalla pianta durante il processo di crescita, attraverso la fotosintesi.
(Questa domanda è fatta in risposta a quanto affermava Daniele Barbone nella conferenza stampa di presentazione del "Progetto Mafalda".)
«È vero. Ma alla CO2 che si ottiene bruciando devo aggiungere la CO2 consumata per ottenere la pianta, più quella consumata per trasportare dall’Estero l’olio su una nave sino al porto e dal porto alla centrale: il bilancio non è più in pareggio. Ma non solo.
Se, come nel caso di soia, girasole, colza, il consumo di petrolio e metano utilizzati per produrre fertilizzanti, per alimentare i mezzi agricoli e per trasportare i materiali è uguale o superiore all’energia che ottengo dall’olio è evidente che la CO2 emessa è maggiore di quella assorbita dalla pianta e quindi l’energia ottenuta da una centrale è inferiore a quella che consumata a monte. A conti fatti si consumerebbe meno energia utilizzando come combustibile il petrolio.
Siccome tutte le grandi centrali a biomasse hanno questo difetto, le biomasse si possono utilizzare solo con scarti di attività agricole, forestali, zootecniche, rifiuti organici al fine di realizzare piccoli impianti a biogas con produzione finale di energia sottoforma di metano e di compost destinato all’agricoltura.
Le biomasse sono significativamente interessanti se si rende l’agricoltura autonoma dai consumi energetici: è questa la grande sfida, non certo quella di produrre energia elettrica che non avrebbe nessun vantaggio economico se non venisse pagata in maniera “drogata” con i soldi dei cittadini.
Il bilancio economico passivo di queste centrali, diventa attivo grazie ai certificati verdi, come dichiarato dalle stesse aziende.
Questi impianti sono spesso incentivati da fondi dell’Unione Europea. Vengono utilizzati soldi pubblici per costruirli e acquistare l’energia elettrica in modo assurdo: il cittadino paga per avere energia elettrica da fonti in realtà non rinnovabili, per avere inquinamento ed effetto serra, in quanto l’olio vegetale inquina più del gasolio.
Inoltre, nella combustione degli oli vegetali vengono rilasciate polveri sottili, formaldeide e acroleina, responsabile del caratteristico odore di frittura».
Le emissioni di ossidi di azoto e carbonio – stando ai progettisti – verrebbero abbattute con l’installazione di particolari filtri.
«Un filtro è un dispositivo che non elimina l’inquinamento, ma lo sposta. Secondo il principio di Lavoisier "in natura nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma". Un filtro va periodicamente pulito: dove saranno conferiti i residui? Si dimentica di dire che c’è bisogno di una discarica per le ceneri, senza contare il calore disperso. La vendita di energia elettrica è un guadagno, la distribuzione di calore, al contrario, è una perdita se la condotta supera una certa distanza».
Con la depurazione dei fumi, le concentrazioni, però, rispettano la norma.
«Spesso i progettisti sostengono: "saremo sotto le concentrazioni", ma quello che conta da un punto di vista dell’impatto non è il rispetto della concentrazione, ma il rispetto delle quantità totali di emissioni compatibili con il territorio, misurate per il numero degli anni in cui permangono nell’ambiente.
Quindi non ci si deve accontentare della concentrazione per metro cubo ma conoscere il totale annuo per gli anni di vita della centrale, moltiplicando la concentrazione per tutti i milioni, miliardi di metri cubi emessi. Lo stesso vale per il monossido di carbonio, tossico, e gli ossidi di azoto, anch’essi tossici e tra i responsabili delle piogge acide. Negli anni si accumulano, così, migliaia di tonnellate di emissioni.
Nel caso della diossina abbiamo concentrazioni basse, ma è una sostanza che una emivita (durata) di vent’anni, si accumula negli organismi ed entra nella catena alimentare, arrivando al latte materno. Se calcoliamo la produzione di diossina per tutto l’arco di vita della centrale otterremo “n” grammi. Ma 1 grammo come spiegavo nella conferenza è la dose massima ammessa per 4,5 milioni di abitanti».
Nel suo intervento è stato fortemente critico verso il combustibile generalmente utilizzato nelle centrali a biomasse, l’olio di palma.
«Per fare spazio alle piantagioni di olio di palma si distruggono le foreste, le quali assorbono dieci volte più CO2 rispetto a una coltivazione e, nel caso di piantagioni convertite a palma, si sottraggono terreni destinati all’alimentazione determinando carestie.
L’inviato speciale dell’ONU per il diritto al cibo Jean Ziegler a questo proposito ha dichiarato: "I biocarburanti sono un crimine contro l’umanità".
Prodi ha sostenuto di recente su la Repubblica: "Non possiamo permetterci carburanti anziché cibo". Mi chiedo: perché queste scelte sono state fatte dall’Unione Europea sotto la sua presidenza?
Tra gli oli vegetali bruciati ci possono essere, inoltre, anche gli oli esausti, cioè rifiuti della produzione alimentare. Il guadagno per queste centrali non c’è solo dalla vendita dell’energia elettrica, ma dal fatto che l’azienda è pagata per bruciare questi scarti. Non solo queste aziende risparmiano sulla materia prima, ma vengono pagate per smaltirla».
Durante la conferenza si è parlato dell’ubicazione di questi impianti nel territorio agricolo.
«La normativa nazionale dice di no ad impianti industriali in aree agricole a meno di una modifica del piano regolatore. La V.I.A. (valutazione di impatto ambientale) permette di sottoporre un progetto a studio di impatto ambientale. Questo studio è eseguito da professionisti che apponendo la propria firma potrebbero un domani essere denunciati dalla popolazione in caso di eventuali danni».
Quali conseguenze può avere secondo lei il funzionamento di una centrale a biomasse in territorio agricolo?
«Alle conseguenze precedentemente citate si devono aggiungere quelle del danno d’immagine.
Chi vorrà acquistare prodotti biologici, D.O.P. e altri prodotti tipici provenienti da zone in cui sorgono centrali del genere? Senza contare poi che in certi casi, dopo analisi di laboratorio si potrebbero trovare valori fuori norma, specialmente riguardo le polveri sottili e la diossina. In questo caso i sacrifici e il lavoro dei coltivatori verrebbero vanificati».
Abbiamo parlato di combustibili ed emissioni. Quali altre conseguenze a suo avviso comporta una centrale a biomasse?
«Un altro elemento è costituito dal rumore. Si tratta, infatti, di motori marini modificati al cui rumore si somma quello derivato dai mezzi di trasporto che approvvigionano la centrale. Nella provincia di Pesaro e Urbino un impianto è stato bloccato proprio per questo motivo.
Non va sottovalutato anche l’inquinamento elettromagnetico causato dai tralicci che sorgono per trasportare l’energia elettrica. Inoltre, bisogna considerare che ad essere degradato è anche il paesaggio e la città a causa dei fumi che intaccano i monumenti. Posso affermare che queste centrali riducono sia il territorio sia la qualità del territorio».
In che misura una centrale influisce sulla crescita occupazionale?
«In realtà queste centrali assorbono pochissimi posti di lavoro, al massimo una decina di unità essendo controllate con sistemi informatici».
E l’indotto?
«L’indotto è rappresentato dagli autotrasportatori che lavorerebbero a prescindere dal tipo di prodotti trasportati e dalle imprese edili che terminata la costruzione esauriscono il loro compito. Si tratta di una delle attività a minore intensità occupazionale (intesa come rapporto tra capitale investito e posti di lavoro) al contrario degli insediamenti che utilizzano pannelli fotovoltaici».
sabato 30 maggio 2009
Montanari a Mafalda: la realtà delle cose...
Con grande chiarezza, Stefano Montanari ha spiegato ai tanti presenti cosa sono le micropolveri, da dove provengono, come si formano e come entrano nell' organismo umano. "Le polveri sottili sono nocive per la salute umana, e questo è noto a livello di Unione Europea", ha affermato lo scienziato, che poi ha citato il rapporto EEA 2/2007 secondo il quale "per il particolato non esiste alcun livello di sicurezza".
Quindi il discorso si è spostato sull' incenerimento. Una centrale a biomasse brucia queste biomasse, per questo è un inceneritore; dal processo di combustione si sprigionano le polveri sottili e non c'è filtro al mondo che possa trattenerle. Inoltre le ceneri prodotte hanno bisogno di una discarica speciale, che sarebbe molto più inquinante di una discarica normale.
A favore delle biomasse si sono pronunciati diversi "scienziati": un argomento che ci è stato addotto qualche volta dai favorevoli al "Progetto Mafalda". Ebbene Stefano Montanari ci ha messo in guardia da questa persone, che di scienza non sanno niente, ma sono semplicemente pagati (tanto!) per affermare certe cose.
Un altro dei temi per cui si dovrebbe essere pro biomasse è il presunto bisogno di energia che esse andrebbero a soddisfare. A tal proposito, l' Autorità per l' Energia Elettrica e il Gas afferma che "in Italia l' offerta di energia supera significativamente la domanda". Il prof. Montanari ha anche indicato una delle possibili fonti alternative di energia, pulita e rinnovabile: il solare. Basterebbe solo avere la voglia di investire in ricerche serie sul settore...
A conclusione del suo intervento, Stefano Montanari ha affermato che la centrale a biomasse che dovrebbe sorgere a Mafalda è enorme e porterebbe nient' altro che inquinamento, malattie e morte.
Al più presto vi daremo l' occasione di poter vedere il video dell' intervento, così da permettere anche a chi non è potuto essere presente ieri sera di sentire l'illustre intervento.
Noi Giovani Mafaldesi ribadiamo la nostra gratitudine al prof. Montanari, che ha dimostrato di essere un grande uomo oltre che un grande scienziato, una persona che ama il suo mestiere ma anche il mondo e la vita. Siamo inoltre contenti di aver visto tanta gente in piazza, tra cui anche tanti amici di altri paesi. Un grazie va anche ad Antonio Fasciano, un'altra persona che sta mostrando di amare la nostra terra.
Ci chiediamo, invece, perché gli organi di informazione locali erano pressoché assenti. Quale evento più importante della presenza di uno scienziato di livello mondiale si è tenuto ieri sera nella nostra piccola regione?! Siamo profondamente indignati.
E poi, da giovani, non abbiamo potuto fare a meno di notare un'altra assenza, quella che più ci dispiace e ci fa pensare: una delle liste candidate alle elezioni presenta diversi giovani tra le sue file, ha addirittura un candidato sindaco giovane; ebbene tutti questi giovani non erano presenti... Milo, Luca, Emilio, Stefano, Luigi e, soprattutto, Paolo, dove eravate giovedì sera? Quale grande impegno vi ha impedito di essere in piazza? Questa è la grande novità che voi veri giovani portate al modo di far politica nel nostro paese, la mancanza di ascolto? Proprio giovedì mattina, su un giornale, abbiamo letto un' intervista rilasciata da Paolo nel quale lui dice che l' ambiente è uno dei punti salienti del programma della sua lista: perché non siete venuti a sentire uno scienziato che ha parlato anche di ambiente? Credete davvero che un giovane possa "pianificare il proprio futuro senza necessariamente andare via dal paese" dopo quello che ha sentito l' altra sera?
domenica 24 maggio 2009
Finalmente Montanari
Molti si stanno chiedendo come mai il nostro blog sembra quasi morto, bè è molto semplice: quello che i giovani mafaldesi avevano da dire, sul progetto della centrale a biomasse, è pressochè terminato (speriamo), pensiamo di aver smosso un po le acque, e ora che la campagna elettorale è nel pieno noi non vogliamo metterci in mezzo ne alimentare polemiche, ovviamente se a elezioni terminate ci sarà ancora il pericolo (e ripeto speriamo di no) di questa centrale, noi torneremo esattamente come prima, perchè come abbiamo gia detto, quello è il nostro obiettivo primario.Le cose che c'erano da dire sono state dette pressochè tutte, quelle che ancora non sapete le dirà il dottor Montanari, che parlerà il 28 di questo mese alle ore 20,30 in piazza della Libertà a Mafalda, per il bene dei mafaldesi.
Sarà un ottima occasione anche, per tutti quelli che gli hanno dato del ciarlatano su questo blog, per sentire con le loro orecchie un vero esperto parlare di cose che conosce bene e non le solite propagande fini solo agli interessi di chi le fa.
Un esperto di cui parliamo da tempo, e che qualcun'altro fortunatamente ha chiamato a Mafalda, quindi invitiamo tutti a partecipare!
mercoledì 6 maggio 2009
In cammino verso la verità...
Inchiesta Biopower, manager sotto torchio
VOLEVANO TRASFORMARE LA CENTRALE A BIOMASSE IN INCENERITORE.
Dalle intercettazioni emergono particolari raccapriccianti.
Gli articoli de “La Repubblica-Napoli” e di comunedipignataro.it sullo tsunami giudiziario "bipartisan” che riguarda la politica locale
Ad oggi risulta ancora aperto il cantiere per la realizzazione della centrale a biomasse in località via del Conte, malgrado di fatto non ci sia un “direttore dei lavori”, agli arresti a seguito dello
scandalo che ha condotto ai domiciliari o in carcere 23 persone ed alla posizione di “indagato a piede libero” altre tre persone.
Tra gli indagati il sindaco Magliocca e l’assessore regionale Cozzolino (sottoposti a perquisizione) e Nappi, capo della segreteria del presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. Intanto
le indagini si concentrano su un giro di tangenti non ancora tracciate che sarebbero
passate per la repubblica di San Marino per giungere in Svizzera. Dalle intercettazioni,
emergono dei particolari raccapriccianti. In una intercettazione telefonica si sente
infatti l’imprenditore Giampiero Tombolillo che riferisce di una “trasformazione della
centrale a biomasse in un inceneritore”.“…e praticamente viene fuori cioé…grazie
alla Regione Campania ..ed in particolare all’assessore Capobianco.. stiamo
trasformando un impianto a biomasse in un termovalorizzatore di produzione di
energia…”. Queste le incredibili parole di Tombolillo, ma il sindaco Magliocca continua
ad essere convinto, da un punto di vista politico, della bontà dell’operazione e del
ritorno che ne dovrà ricevere la comunità..
Non è chiaro come una tale operazione sarebbe stata possibile, data la diversità
del forno di una centrale a biomasse da quella di un termovalorizzatore e –
soprattutto – data la necessità di richiesta di una valutazione di impatto ambientale che
per la centrale di via del Conte non c’è mai stata.
Aspetto, quest’ultimo, su cui è indispensabile fare assoluta chiarezza. Non è pensabile che si stesse per realizzare un vero e proprio delitto ambientale ai danni dei pignataresi, sotto i loro stessi occhi e senza che questi se ne rendessero conto.
La chiusura del cantiere fino a nomina del nuovo direttore dei lavori sarebbe davvero
poca cosa rispetto alla prospettiva di trovarsi un inceneritore sotto casa!
Intanto quella che i media nazionali iniziano ad assimilare al “sistema Romeo”,
made in Caserta, ha, a nostra memoria, battuto un triste record. Pare infatti che
non ci siano precedenti di sequestri ed arresti presso gli uffici del “Genio Civile”
nella nostra nazione. Questo perché, fino a pochi anni fa, questo ente non aveva quasi
alcuna funzione di controllo sugli atti depositati.
(Comunedipignataro.it )
***
INCHIESTA BIOPOWER, LA PROCURA METTE IL SEGRETO AI VERBALI
Ha risposto alle domande del giudice per oltre tre ore. E alla fine
dell´interrogatorio, i magistrati hanno deciso di segretare il verbale firmato
dall´imprenditore romano Renzo Bracciali, titolare della Biopower spa, in carcere con
l´accusa di associazione per delinquere nell´ambito dell´inchiesta sulle “centrali
da biomasse” che ha portato martedì scorso all´arresto di 23 persone e alla notifica di
un avviso di garanzia per corruzione nei confronti dell´assessore regionale alle
Attività produttive Andrea Cozzolino e Gianfranco Nappi, capo della segreteria del
governatore Bassolino.Dunque l´indagine condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere sembra giunta allo svincolo più delicato proprio a metà della tornata di interrogatori “di garanzia” degli indagati finiti agli arresti. Basti pensare
che nella cassaforte di una delle due società di Bracciali i finanzieri avevano trovato documenti su movimentazioni bancarie quanto meno sospette, come i bonifici ordinati da una società fiduciaria con sede a San Marino verso due conti correnti accesi a Lugano e intestati ai nomi di fantasia
“Lorgec” e “Fanfara“. E anche di questo, è facile immaginarlo, avrà parlato ieri
mattina l´imprenditore rispondendo al giudice Paola Cervo alla presenza
dell´avvocato Mario Girardi, che lo assiste insieme a Franco Coppi, e al pm Maurizio
Giordano, titolare del procedimento con il coordinamento dei procuratori aggiunti Luigi
Gay e Paolo Albano e del procuratore capo Corrado Lembo. Nel pomeriggio, e per più di
cinque ore, è stato interrogato Giampiero Tombolillo, principale collaboratore di
Bracciali e amministratore di Biopower, difeso da Mario Girardi, Giuseppe De Angelis
ed Emilia Granata. In questo caso il verbale non è stato segretato. «Tutti i chiarimenti
possibili sono stati forniti - dice l´avvocato Girardi - anche con riferimento
ad altri coindagati. Leggendo l´ordinanza si comprende chiaramente come ci sia una
lettura molto forzata e in alcuni punti fantasiosa dei fatti». I difensori dei due
imprenditori hanno presentato istanza di scarcerazione. Domani il pm esprimerà il
parere.Giovedì aveva ottenuto il beneficio degli arresti domiciliari, con il parere
favorevole della Procura, il dirigente regionale Vincenzo Guerriero, accusato di
associazione per delinquere perché sospettato di aver «predisposto decisioni
comunque favorevoli alle società di Bracciali amministrate da Tombolillo».
Afferma l´avvocato Aniello Chieffo, che assiste Guerriero insieme a Enrico Tedesco:
«È stato un interrogatorio pienamente collaborativo. Il nostro cliente ha risposto
a tutte le domande, determinando l´affievolimento delle esigenze cautelari».
Il giudice Paola Cervo proseguirà nei prossimi giorni gli interrogatori degli
arrestati. Dopo i dieci raggiunti da ordinanza in carcere, toccherà a quelli che
si trovano agli arresti domiciliari.
Mercoledì ad esempio sarà il turno di Francesco Capobianco, assessore alla
Provincia di Caserta (difeso dall´avvocato Vittorio Giaquinto) indagato per corruzione
che ieri ha ricevuto la solidarietà dei capigruppo di maggioranza.La difesa di tutti gli indagati deciderà all´esito degli interrogatori se proporre ricorso al Tribunale del Riesame. La stessa
opportunità è al vaglio dell´avvocato Giuseppe Fusco, difensore di Cozzolino e
Nappi, che potrebbe rivolgersi al Riesame per chiedere la restituzione dell´agenda
sequestrata all´assessore regionale nel corso della perquisizione di martedì. I due
esponenti del Pd si sono detti nei giorni scorsi completamente estranei a qualsiasi
condotta illecita.
(LaRepubblicadiNapoli, 03/05/09)
mercoledì 29 aprile 2009
L'ennesimo scandalo
Centrale a biomasse, finisce in manette Capobianco pretoriano di De Franciscis
L'ex assessore è stato arrestato assieme ad altre ventidue persone tra cui funzionari della regione e del Genio civile
Franco Capobianco (a sinistra) con De Franciscis
CASERTA - La bufera è scoppiata alle prime luci dell'alba quando le macchine della guardia di Finanza hanno cominciato a solcare le strade del casertano e del napoletano. Arrestato e messo ai domiciliari Franco Capobianco, ex assessore della disciolta giunta de Franciscis, esponente del Pd (è stato sospeso dal partito) che è finito in manette assieme a Eugenio di Santo, un consulente dell'assessorato alle attività produttive che abita a Sant'Arpino e che anche lui è legato al Pd. L'inchiesta dei sostituti procuratori sammaritani (l'ordinanza è composta da 180 pagine) riguarda la costruzione di una centrale a biomasse a Pignataro. L'ordinanza parla di tangenti, pressioni e intimidazioni.
Contro la realizzazione della centrale a biomasse si svolsero manifestazioni e l'esponente del centrosinistra Raimondo Cuccaro ricevette pressioni per non effettuare queste proteste, mentre l'esponente della maggioranza, attraverso una sponsorizzazione alla squadra di calcio della quale era presidente, dette il suo voto favorevole alla realizzazione. L'arresto di Capobianco ha provocato l'ennesimo terremoto nel Pd casertano già travolto da alcuni scandali che hanno portato alla sospensione dal partito di alcuni importanti esponenti. Dopo il caso di Angelo Brancaccio (trasmigrato nell'Udeur) c' stato lo scandalo che ha coinvolto il vicepresidente dell'Asi Natale e ora quello che riguarda l'ex potentissimo assessore che da bassoliniano di ferro era diventato un rutelliano, la prima linea dei «riformisti coraggiosi» del presidente de Franciscis. proprio dopo le dimissioni per l'incarico a Lourdes all'interno del Pd si era scatenata una battaglia per arrivare a far nominare un «vice» a de Franciscis che non ha voluto saperne di una tale soluzione.
Favori in cambio di posti di lavoro nella centrale a biomasse. Questa l’ipotesi accusatoria della Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Franco Capobianco, ex assessore alle attività produttive della Provincia di Caserta. Dalle risultanze dell’inchiesta sulla centrale di Pignataro Maggiore (Caserta), infatti emerge come l’ex assessore sia accusato, di «avere assicurato , per suo tramite, il sostegno pubblico ed amministrativo alla realizzazione della centrale a Pignataro Maggiore e di avere dissuaso un consigliere di minoranza del Comune di Pignataro, della sua stessa area politica, dalle proteste e dalle denunce pubbliche sulle modalità di autorizzazione della costruzione della centrale». Secondo quanto emerso dai dettagli dell’operazione «Biopower» della Guardia di Finanza di Caserta e della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Capobianco avrebbe in cambio accettato la promessa, fattagli da Tombolillo di assumere, su sua indicazione, personale in occasione dell’apertura della centrale. L’ex assessore è anche a accusato di avere ottenuto l’assunzione di un suo segnalato come consulente del gruppo di uno dei due imprenditori romani arrestati. Capobianco ha così conseguito accresciuto il suo consenso elettorale in coloro che avrebbero beneficiato delle assunzioni.
Le opposizioni hanno sempre denunciato la situazione all'interno della provincia per quanto riguarda una serie di incarichi. Ora però trovano che questa rete di rapporti per la realizzazione della centrale alle biomasse visto che un consigliere comunale della maggioranza (di centrodestra) alla conferenza di servizi ha votato a favore dell'impianto. Soddisfatti coloro che avevano organizzato le manifestazioni. Alla fine hanno avuto loro ragione e gli altri, gli arrestati, torto.
28 aprile 2009
Link alla pagina:
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2009/28-aprile-2009/centrale-biomasse-finisce-manette-capobianco-pretoriano-de-franciscis-1501303966234.shtml
sabato 11 aprile 2009
Un mancato intervento
«Cari amici del blog di Mafalda, vi ringrazio di avermi chiesto, tramite la gentile Aurelia, di scrivere questa mia per invitarmi ad esprimere cio' che non ho potuto dire all'incontro svoltosi domenica scorsa.
Permettetimi di presentarmi, mi chiamo Adriano Mei, sono quasi sessantenne, sposato con due figlie e, spero solo per il momento, nessun nipote. Di professione sono un piccolo imprenditore, settore edile e depurazione acque, abito a Montemaggiore al Metauro (PU).
Non immaginavo di occuparmi di cose come gli inceneritori, non chiamatela centrale di produzione elettrica a biomasse, è un inceneritore perche' brucia ed è indifferente il materiale combusto, finche', sul finire del 2005, la Regione Marche non prescrisse, cioe' ordino', la costruzione di un inceneritore a biomasse in quel di Schieppe di Orciano (PU), a circa due kilometri dalla mia residenza, senza neppure degnarsi di informare i cittadini.
Cominciammo, a marzo del 2006, una dura battaglia contro questa decisione, battaglia che tuttora prosegue. Siamo riusciti prima ad invalidare la prescrizione, in seguito ad impedire qualsiasi tentativo, della Regione e del proponente, di mettere mano alla costruzione dell'impianto. La mobilitazione dei residenti ha finito per coinvolgere i Sindaci dei Comuni interessati piu' direttamente, 6, nonche' quelli di altri 8 Comuni.
Abbiamo fatto come voi : prima ci siamo informati, poi abbiamo informato la popolazione e quindi abbiamo usato tutti gli strumenti, leggitimi e democratici, dalle manifestazioni ai ricorsi legali alle ingiunzioni contro funzionari ed amministratori responsabili dei provvedimenti, per i danni che l'inceneritore avrebbe arrecato al patrimonio, alla salute ed all'esistenza delle famiglie interessate.
Potrete trovare la nostra storia sul sito http://www.comitatinrete.it/.
Abbiamo chiamato in nostro aiuto medici, scienziati, economisti , tecnici ed anche filosofi e studiosi di etica.
Uno dei primi che accorse fu il dr. Ferdinando Laghi, ematologo di Castrovillari (CS), e ci insegno' che portare la solidarietà concreta era un dovere per lui. Ecco perchè mi sono sentito in dovere di accogliere l'invito e di venire a trovarvi.
Non ho potuto parlare, ma ho trascorso un gran bel pomeriggio, un po' ventoso direi, assistendo prima all'incontro, e poi parlando con il Presidente, Aurelia, Antonio e gli altri.
Ecco le cose che avrei voluto dire :
1) che sono orgoglioso di essere definito un nimby. Ci tengo a che il mio giardino sia pulito, e forse se tutti si comportassero come me l'intero mondo sarebbe piu' pulito. Trovo invece singolare che un Sindaco propugni l'idea di sporcare il suo Comune, anche se fa cio' in nome di un improbabile progresso.
2) che l'inceneritore è tutt'altro che innocuo. Il Sindaco ha piu' volte ripetuto che l'impianto non fa alcun male alla salute, come riconosciuto da tutti. Tutti chi ? Basterebbe leggere il parere positivo rilasciato dalla Regione Molise. In esso si autorizza, per l'impianto l'emissione di quantità limitate di diossina. Avrei chiesto cosa significa limitate visto che la diossina, ma anche i furani ed il particolato, sono forti fattori di inquinamento capaci prima di intaccare l'apparato respiratorio, poi alla lunga di produrre malattie, indebolimento dell'apparato circolatorio fino alle neoplasie, cioe' cancri. E l'inquinamento prodotto da questi fattori permane per periodi lunghissimi, intacca i suoli e, tramite la catena alimentare, minaccia l'uomo al di la' della sola emissione. Al Sindaco, ha piu' o meno la mia età, gli avrei chiesto se si ricordava di Seveso.In ogni caso, l'Amministrazione Comunale farebbe bene a chiedere il parere scientifico dell'IST, Istituto superiore dei Tumori, un istituto pubblico con sede a Genova. Il mio Comune l'ha fatto e potrete trovare sul sito indicatovi la risposta dell' IST, negativa, cioe' l'inceneritore a biomasse è in grado di nuocere alla salute.
3) il progetto Mafalda. Vi sono idee buone in quel progetto, ma tutto ruota attorno ad un perno che lo rende impraticabile. Il perno è dato dagli introiti che il Comune riceverebbe con la costruzione e la gestione dell'impianto. Non è stato detto, con la dovuta chiarezza, che la produzione di energia elettrica tramite combustione di qualsivoglia sostanza (biomassa, tra l'altro esausta nel vostro caso, o rifiuti) è antieconomica. Cioe' e' in perdita. Per arrivare all'utile, la ditta deve ricevere i cosiddetti certificati verdi, nel vostro caso e con un calcolo approsimativo circa 12 milioni di Euro garantiti per 15 Anni. Ma i certicati verdi, di emanazione europea, sono dati per la produzione di energia elettrica, ma a condizione che tutta l'energia sviluppata dalla combustione sia utilizzata. L'Europa cassa qualsiasi contributo se non viene rispettata questa parte della normativa. Ora l'incenerimento non produce energia elettrica, bensì energia termica. Solo non piu' di un terzo dell'energia termica si puo' trasformare, tramite appositi macchinari, in energia elettrica. Ed il resto ? Ha detto il Sindaco, e l'ho trovato scritto nel depliant dell'azienda proponente, che il resto, tramite il teleriscaldamento, andra' a servire le serre per circa 15 ettari coperti !?!?Ma un conto è il dire, un conto il fare. Chi finanzierà i progetti relativi, chi produrra' le derrate, quali aziende si sono impegnate ? Attenzione il costo di questa operazione è molto elevato.
A quel punto avrei fatto una domanda al Sindaco Valentini. Gli avrei chiesto : "Sig. Sindaco lo sa che senza l'utilizzo di tutta l'energia prodotta, l'Europa non finanzierà mai quell'impianto ? " Se è cosi' (e ciascuno puo' controllare ciò che affermo: basta inviare una richiesta di chiarimenti alla UE, di solito rispondono in un mese) tutto l'ambizioso progetto Mafalda sembra piu' simile ad un castello di sabbia, che ad una robusta costruzione programmatica. Notate che qualsiasi cittadino europeo puo' ricorrere alla Ue ed alla Corte Europea per ottenere giustizia.
4) La democrazia. Nell'incontro è stato affermato che in occasione delle elezioni amministrative, i Mafaldesi (spero che si dica cosi' abbiate la cortesia di scusarmi se mi sbaglio) decideranno democraticamente il futuro.
La democrazia non è soltanto il voto. La democrazia è un sistema di regole, di leggi, di amministrazione che non puo' mai conculcare il diritto individuale. Che razza di democrazia sarebbe se la maggioranza, che puo' cambiare le leggi, si permettesse di ignorare i diritti sanciti dalla Costituzione e dalle normative Europee? Parlo del diritto alla vita, alla proprietà, alla certezza del diritto. Ebbene i danneggiati, cioe' i cittadini colpiti nei loro diritti, perche' non dovrebbero difendersi con i mezzi previsti dall'ordinamento giuridico ? Non sono ne' egoisti ne' insensibili, esercitano cio' che è proprio di una democrazia, il loro ruolo di cittadini danneggiati.
5) Avrei quindi concluso con una domanda: "Credete che la ditta pagherebbe tutti quei soldi, se l'impianto non fosse un impianto nocivo di prima classe ?" Credo proprio di no, ed allora perche' i soldi li dovrebbe avere il Comune e non direttamente i cittadini danneggiati ?
Vi ringrazio dell'invito, della cortesia e colgo l'occasione per salutare gli amici che mi hanno invitato. E' valsa la pena venire a Mafalda per incontrare tanta gente generosa ed ospitale. Grazie ed arrivederci.
Adriano Mei »
I Giovani Mafaldesi ringraziano l' amico Adriano per il puntuale intervento. Purtroppo le sue domande sono rimaste senza una risposta, come le nostre, del resto! Ci dispiace anche che l' incontro sia finito nel modo "democratico" che tutti sappiamo: sicuramente ci sarebbero stati altri interventi interessanti come questo.